Premessa metodologica

L'art. 117 della Costituzione, così come modificato dall'art. 3 della L. cost. n. 3 del 18 ottobre 2001, stabilisce che "spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato", tra le quali la caccia.
L'art. 19, comma 1, del D. Lgs. n. 267 del 18 agosto 2000 stabilisce che "spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori: (…); f) caccia e pesca nelle acque interne; (…)". L'art. 20, comma 1, dello stesso D. Lgs. n. 267/2000 stabilisce, inoltre, che "la Provincia: (…); b) concorre alla determinazione del programma regionale di sviluppo e degli altri programmi e piani regionali secondo norme dettate dalla legge regionale; (…)".
Il Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Venezia fa, pertanto, riferimento alla normativa regionale in materia faunistico - venatoria e, in particolare, al contenuto della L.R. del Veneto n. 50 del 9 dicembre 1993 avente per oggetto "Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio".
In particolare l'art. 9, comma 2 della L.R. 50/1993 prevede che "i piani [faunistico-venatori provinciali] hanno durata quinquennale e prevedono:

 

  1. le oasi di protezione;
  2. le zone di ripopolamento e cattura;
  3. i centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale;
  4. i centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale;
  5. le zone e i periodi per l'addestramento, l'allenamento e le gare di cani anche su fauna selvatica allo stato naturale o con abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione può essere affidata ad associazioni venatorie e cinofile ovvero ad imprenditori agricoli singoli o associati;
  6. i criteri e il procedimento per la determinazione del risarcimento, in favore dei conduttori di fondi rustici, per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole, di acquacoltura e alle opere approntate sui fondi vincolati per gli scopi di cui alle lettere a), b) e c);
  7. i criteri e il procedimento per la determinazione degli incentivi in favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici singoli o associati, che si impegnino alla tutela e al ripristino degli "habitat" naturali e all'incremento della fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere a) e b);
  8. l'identificazione delle zone in cui sono collocabili gli appostamenti fissi, tenuto conto anche di quelli autorizzati alla data di entrata in vigore della legge n. 157/1992;
  9. l'identificazione dei valichi montani interessati dalle rotte di migrazione dell'avifauna;
  10. programmi di miglioramento ambientale, volti a favorire la riproduzione naturale e la sosta di fauna selvatica, comprendenti eventuali progetti di valorizzazione del territorio presentati da singoli proprietari o conduttori di fondi, a norma del comma 4 dell'art. 23 della legge n. 157/1992, nonché iniziative di ripristino di biotopi con particolare riguardo ai territori di cui alle lettere a) e b);
  11. programmi di immissione di fauna selvatica anche tramite la cattura da attuare con la collaborazione delle associazioni venatorie, di selvatici presenti in soprannumero in parchi nazionali e regionali ed in altri ambiti faunistici, salvo accertamento delle compatibilitĂ  genetiche da parte dell'INFS e sentite le strutture regionali delle organizzazioni professionali agricole, presenti nel comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale di cui all'art. 8 della legge n. 157/1992".

Non è stato preso in considerazione, invece, il contenuto dell'Allegato alla L.R. del Veneto n. 17 del 27 giugno 1996 avente per oggetto "Piano faunistico-venatorio regionale (1996-2001), in quanto l'art. 2 della stessa L.R. n. 17/1996 pone un preciso limite alla validità dell'Allegato ("Il Piano faunistico-venatorio regionale ha validità quinquennale a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge"). Il Piano faunistico - venatorio provinciale, infatti, dopo l'approvazione, entrerà comunque in vigore successivamente alla scadenza della vigenza dell'Allegato alla citata L.R. n. 17/1996, attualmente fissata al 31.03.2003 in seguito a due proroghe consecutive (art. 61 della L.R. del Veneto n. 5/2001 e art. 47 della L.R. del Veneto n. 2/2002).
La L. n. 157 del 11 febbraio 1992, avente per oggetto "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" è stata presa a riferimento in quelle parti espressamente richiamate dalla normativa regionale.
In particolare, l'art. 9 della citata L.R. n. 50/1993 prevede che "le Province, sulla base dei criteri di cui al comma 11 dell'articolo 10 della legge n. 157/1992 e tenuto conto di quanto previsto ai commi 3 e 4 dell'articolo 8 della presente legge, predispongono, articolandoli per aree omogenee, piani faunistico-venatori, corredati da idonea cartografia, con specifico riferimento alle caratteristiche ambientali e territoriali".
L'art. 10, comma 11 della L. 157/1992 prevede che "(…) l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica trasmette al Ministro dell'agricoltura e delle foreste e al Ministro dell'ambiente il primo documento orientativo circa i criteri di omogeneità e congruenza che orienteranno la pianificazione faunistico - venatoria" e che "i Ministri, d'intesa, trasmettono alle regioni con proprie osservazioni i criteri della programmazione, che deve essere basata anche sulla conoscenza delle risorse e della consistenza faunistica, da conseguirsi anche mediante modalità omogenee di rilevazione e di censimento". Il contenuto di tale documento è stato fatto proprio dalla Regione Veneto che, a sua volta, lo ha trasmesso alle province con nota prot. n. 3502/11621 del 06.05.1993, avente per oggetto, "Indirizzi per l'applicazione delle disposizioni inerenti il territorio previste dalla L. 157/92 relativamente alle competenze delle Province". Lo stesso documento, nelle sue parti più rilevanti, è stato pubblicato dall'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica nel seguente volume: Spagnesi M., S. Toso, R. Cocchi, V. Trocchi 1993 - Documento orientativo sui criteri di omogeneità e congruenza per la pianificazione faunistico - venatoria. I.N.F.S., Documenti Tecnici, n. 15.
Pertanto, la presente bozza di Piano fa riferimento ai contenuti di:

 

 

  • L. 157/1992;
  • L.R. del Veneto n. 50/1993;
  • Nota della Regione Veneto prot. n. 3502/11621 del 06.05.1993;
  • Documento Tecnico I.N.F.S. n. 15 del 1993.


L’esperienza di gestione faunistico-venatoria condotta secondo i criteri della L. 157/92, seguita, nella nostra Regione dalla L. R. n. 50/93 e poi sia pur parzialmente, con la legge di attuazione del piano faunistico-regionale ( la L. R. n. 17/96), ha dimostrato che i principi fondamentali della caccia svolta in termini di programmazione anche pluriennale e della gestione del territorio a fini faunistici in modo concordato tra i diversi settori coinvolti (cacciatori, agricoltori e ambientalisti) costituiscono ancora oggi un punto di riferimento dal quale partire per proseguire nel processo di coinvolgimento diretto delle categorie, apportando quegli aggiustamenti che l’applicazione concreta “sul campo” ha evidenziato come opportune e urgenti.
In attesa, pertanto, delle modifiche alla legislazione regionale rese necessarie dalla riforma del titolo quinto della Costituzione, con la quale vengono attribuite alle Regioni più incisivi poteri in materia di legislazione e dopo oltre due anni di regime di proroga dell’ormai inadeguato piano faunistico regionale, ci si trova oggi nell’assoluta necessità di dare corso ad una nuova pianificazione che faccia tesoro dell’esperienza trascorsa, da perfezionarsi, purtroppo, in un contesto normativo immutato, che costringe a non affrontare molte delle criticità emerse, relative soprattutto al funzionamento ed alle reali possibilità gestionali degli ATC e alla maggior rispondenza delle scelte strategiche agli interessi delle comunità locali dei cacciatori.
In questo senso, il Piano faunistico-venatorio provinciale è elaborato con l’intento di valorizzare le potenzialità faunistiche delle diverse aree e ottimizzare le opportunità venatorie, utilizzando al meglio gli istituti di cui all’art. 9 della L.R. n. 50/93, di piena competenza provinciale, a confini degli ambiti territoriali di caccia immutati, sul presupposto che, in carenza di modifiche legislative e di indicazioni dell’Ente competente, obiezioni di carattere amministrativo su decisioni riservate all’Ente Regione, quale quella dei confini degli A.T.C., potrebbero trovare un qualche riscontro formale.
Questo, peraltro, non inficia la piena valenza faunistico-venatoria e ambientale delle opzioni di piano, come si illustrerà al titolo III del presente documento, con il quale si sono inseriti sotto la dizione “aspetti propositivi”, alcune indicazioni prive di carattere prescrittivo relative al dimensionamento e all’assetto statutario degli ambiti territoriali di caccia, alla disciplina della zona lagunare e valliva, nell’intento di fornire una proposta tecnico-amministrativa utile nel caso in cui i cambiamenti normativi e la ridefinizione degli indirizzi regionali consentiranno alla Provincia di esercitare ulteriori competenze in materia.


Il Piano Faunistico Venatorio è stato redatto dal personale del Settore Caccia, Pesca e Polizia Provinciale della Provincia di Venezia, con l'eccezione del paragrafo 3.2 redatto dal Dott. Markus M. Hedorfer, dall'Arch. Giovanna Parenti e dall'Arch. Donatella Schiuma e del capitolo 10 redatto dal Dott. Roberto Cocchi e dal Per. Agr. Valter Trocchi.